Da Palermotoday
Un cambiamento culturale necessario, dal quale ripartire per provare a ridurre drasticamente i numeri. Numeri che fotografano una realtà sociale grave, confermati anche a inizio 2024. I femminicidi aumentano settimana dopo settimana e non è più possibile accettare inermi queste tragedie. Il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Palermo, Dario Greco, nella giornata delle donne analizza la problematica dei femminicidi. L’avvocato, inoltre, ha affrontato la questione della parità di genere nell’avvocatura e, in genere, nel comparto giustizia: “Dal punto di vista dei numeri la realtà sociale dice che si è vicini a una effettiva uguaglianza tra uomini e donne ma la realtà professionale è ancora leggermente diversa”. Infine, Greco ha provato a fornire soluzioni al problema delle carceri italiane dove “il sovraffollamento determina criticità notevoli, serve riaprire un dibattito sui provvedimenti di clemenza”.
Il codice rosso sembra non fornire le risposte auspicate
Risulta estremamente triste appurare come il 2024 sia cominciato con un numero elevato di femminicidi. Già il 2023 era stato terribile da questo punto di vista ma anche il nuovo anno è iniziato con gravissimi fatti di cronaca. Un aumento dei femminicidi che appare sempre più allarmante. “Si registra una recrudescenza del fenomeno – ammette Greco – e siamo di fronte ad una evidente piaga sociale che va debellata a ogni costo. Si tratta di un problema sociale ma nonostante la tematica sia al centro dell’opinione pubblica i dati non migliorano. Anzi, peggiorano. Tutto quello che è stato fatto sinora, a cominciare dal Codice Rosso, senza dimenticare le campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, non basta più e forse non è mai bastato. Esiste una subcultura maschile e maschilista – tuona – che deve essere cambiata. Anche i dati relativi alle condotte vessatorie nei confronti delle donne, sui luoghi di lavoro, sono piuttosto preoccupanti. Violenze morali, discriminazioni, mobbing: il quadro sociale che emerge non è affatto incoraggiante. Inoltre, ribadisco che serve fare di più anche per le vittime indirette di femminicidi: i familiari, i minori che subiscono queste tragedie vanno aiutati maggiormente”.
Parità di genere nell’avvocatura e nel mondo giuridico
L’avvocatura, negli ultimi venti anni, si è profondamente femminilizzata. Mentre in passato c’erano oggettive difficoltà per le donne ad accedere alla professione, adesso non è più così. “Io ricordo spesso l’esempio di Maria Giovanna Vittorelli – dice il presidente del consiglio dell’Ordine – che è stata la prima donna avvocato a Palermo, iscritta al nostro Foro nel 1949. Donna della resistenza, partigiana, a lei è intitolata la Biblioteca dell’Ordine. Dagli anni ’90 in poi i numeri sono cambiati drasticamente, i nuovi ingressi nell’avvocatura testimoniano un’altissima percentuale di donne. Purtroppo, a questa parità numerica non corrisponde una parità nei guadagni”.
Secondo i dati di Cassa Forense infatti c’è ancora troppa sproporzione tra i redditi “Questo il dato a mio avviso è preoccupante. Va detto che c’è anche un alto tasso di abbandono della professione, soprattutto nel genere femminile. Ci sono poche donne titolari di studi legali, spesso collaborano con altri colleghi. Il gender gap, sono convinto, si colmerà in poco tempo anche relativamente a questi aspetti. Anche dal punto di vista della rappresentanza nell’avvocatura le cose stanno cambiando. Per quanto riguarda, invece, il mondo della magistratura ancora non c’è totale parità di genere. La disparità di genere è un danno per tutta la società, perché discriminare le donne determina un problema per tutta la comunità sociale: serve un cambiamento di passo, di cultura”.
Le condizioni dei detenuti nelle carceri
Con la sentenza Torreggiani del 2013, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per le condizioni inumane e degradanti delle carceri. “Dopo undici anni – sottolinea Greco – i dati restano allarmanti. La capienza complessiva degli istituti non consente la risoluzione dei problemi. La politica cavalca spesso questa tematica ma servono concrete misure, non parole. L’inasprimento delle pene, la configurazione di nuovi reati non riduce il fenomeno criminoso. Si tratta di politiche sbagliate, servono anzi misure di depenalizzazione: il carcere non può che essere l’extrema ratio. Spero che si possano riaprire i dibattiti sui provvedimenti di clemenza, non soltanto amnistia e indulto”.
Costruire nuovi istituti non può essere, evidentemente, la soluzione: ci vorrebbero diversi anni. “La proposta del ministro Nordio di sfruttare le caserme dismesse – aggiunge – potrebbe essere una soluzione percorribile. Ma servono veri programmi di rieducazione, altrimenti chi entra in carcere finirà col commettere ulteriori reati”. E non va trascurato, purtroppo, anche il dato dei suicidi. “Il suicidio in carcere – conclude Greco – è la negazione della dignità umana. In questo momento gli istituti penitenziari italiani negano la dignità degli esseri umani. Le condizioni carcerarie, determinate soprattutto dal sovraffollamento, non possono essere più accettate”.


