Notiziario dell'Ordine degli Avvocati di Palermo

L’Intelligenza Artificiale nel mondo legale: le opportunità da cogliere e le questioni aperte

Siamo nel pieno di una rivoluzione tecnologica che sta toccando ogni aspetto della nostra vita e del nostro lavoro. L’Intelligenza Artificiale (IA), con la sua capacità di apprendere, analizzare enormi quantità di dati e automatizzare compiti complessi, è forse la tecnologia più dirompente di tutte. E il mondo legale non è immune dal suo impatto. Anzi, gli strumenti basati sull’IA stanno già iniziando a trasformare il modo in cui avvocati e studi legali erogano i loro servizi.

Ma cosa significa questo per il futuro della professione? L’IA renderà obsoleti gli avvocati o li aiuterà a lavorare in modo più efficiente e a fornire servizi migliori ai clienti? E come dovranno evolversi la formazione e l’organizzazione degli studi legali per stare al passo con questi cambiamenti? Sono domande cruciali a cui cercheremo di dare alcune prime risposte in questo articolo.

1. L’IA al servizio degli avvocati

Secondo il “Future Ready Lawyer Report”, uno studio condotto da Wolters Kluwer, il 73% degli avvocati prevede di integrare l’intelligenza artificiale generativa nel proprio lavoro legale entro i prossimi 12 mesi. Questa adozione diffusa dell’IA nel settore legale evidenzia come le nuove tecnologie intelligenti stiano rapidamente trasformando la professione.

Gli strumenti di IA per il mondo legale non sono più fantascienza, ma realtà. La Gen-AI è capace di analizzare moli impressionanti di documenti in pochi secondi, identificando quelli che potrebbero risultare rilevanti in una causa.

Partiamo dalle applicazioni concrete: chatbot basati sui Large Language Model (LLM) permettono di ottenere risposte automatiche a quesiti legali semplici; algoritmi che analizzano contratti e altri documenti legali, evidenziano problemi o incongruenze; software analitici predicono con verosimile accuratezza i probabili esiti di una causa. Sono questi solo alcuni esempi di come l’IA può supportare – e in alcuni casi sostituire – porzioni consistenti del lavoro degli avvocati in molti ambiti con benefici in termini di rapidità, accuratezza e costi per clienti e studi.

Ma allora, in questo scenario, che ne sarà degli avvocati in carne e ossa? Diventeranno inutili, spazzati via dai robot? Sicuramente no, e per molto tempo ancora. Ma il loro ruolo dovrà necessariamente evolvere.

Già da oggi, per ogni categoria di professionisti, sempre meno tempo sarà dedicato a compiti ripetitivi e meccanici, che è possibile automatizzare con l’IA. In futuro essa libererà anche gli avvocati dalle incombenze più tediose per permettergli di concentrarsi sugli aspetti più nobili della loro professione. Gli avvocati potranno quindi esercitare, ancor più che prima, doti umane come il giudizio, l’empatia, la creatività, per fornire ai clienti quelle analisi e quei consigli che le macchine non possono dare. Ma per farlo, serviranno nuove competenze.

Ecco allora la prima sfida per avvocati e studi legali: investire nella formazione. Le facoltà di giurisprudenza dovranno integrare nei loro programmi insegnamenti sulle tecnologie

intelligenti e soprattutto sulle loro applicazioni legali. I neolaureati dovranno arrivare sul mercato del lavoro con un mix di competenze legali e capacità tecnologiche. E gli studi dovranno farsi carico di una formazione continua del personale su questi temi. Allo stesso tempo, si tratterà di sviluppare ancor più quelle capacità di pensiero critico e di problem solving che permetteranno agli avvocati di sfruttare al meglio la tecnologia e di fornire un servizio a valore aggiunto.

2. L’integrazione dell’IA nel workflow degli avvocati

Secondo un recente rapporto del British Institute of International and Comparative Law (BIICL), gli assistenti virtuali basati su Machine Learning (ML) e Natural Language Processing (NLP) si stanno dimostrando particolarmente utili nel supportare gli avvocati in aree chiave del loro flusso di lavoro.

L’AI sta trasformando il modo in cui si conducono le ricerche legali su media informatici (e-discovery). Grazie alla loro capacità di analizzare rapidamente enormi quantità di dati, gli algoritmi di IA possono individuare casi, leggi e articoli rilevanti in una frazione infinitesimale del tempo che impiegherebbe un essere umano. Ciò consente di costruire argomentazioni più solide e complete in modo molto più efficiente. In particolare nella redazione e nell’analisi di contratti e altri documenti legali, gli assistenti virtuali possono esaminare rapidamente i documenti alla ricerca di errori, incongruenze o clausole mancanti, garantendo che siano completi e accurati. Possono anche suggerire modifiche basate su best practice legali e precedenti pertinenti. Ciò non solo fa risparmiare tempo prezioso, ma riduce anche il rischio di (costosi) errori.

Un altro campo di applicazione molto interessante è quello dell’analisi legale predittiva. Utilizzando sofisticati algoritmi predittivi, è possibile analizzare enormi set di dati storici per identificare modelli e tendenze che potrebbero fornire informazioni sull’esito probabile di un caso. Ciò può aiutare gli avvocati a prendere decisioni più informate sulla strategia del caso e a gestire meglio le aspettative del cliente.

Grazie alle loro capacità di elaborazione del linguaggio naturale, inoltre, gli assistenti virtuali possono leggere, analizzare e sintetizzare rapidamente grandi volumi di documenti, identificando le informazioni chiave e evidenziando eventuali problemi o punti di interesse. Tutto ciò può fornire agli avvocati una visione più completa su un caso in una frazione del tempo normalmente richiesto.

3. L’impatto dell’IA sull’organizzazione e gestione degli studi legali

La tecnologia avrà un impatto non soltanto sul metodo di lavoro del singolo professionista ma anche sulla stessa organizzazione degli studi legali.

La struttura piramidale, con pochi soci e tanti associati, spesso impegnati in compiti ripetitivi, sarà sempre meno sostenibile. Come visto precedentemente, serviranno avvocati con competenze digitali ai quali garantire prospettive di carriera più interessanti. Al tempo stesso, gli studi dovranno investire di più in tecnologia e in figure professionali tecniche. E probabilmente anche sviluppare partnership con società IT e startup legali per integrare il meglio della tecnologia disponibile.

Anche i modelli di pricing potrebbero evolversi: la logica del “billable hour” sarà sempre meno accettabile per i clienti, a fronte della concorrenza di soluzioni IT percepite come meno costose. Servirà più trasparenza e un pricing basato sul valore dei servizi, con un impatto

che si farà sentire in modo diverso a seconda delle dimensioni e della natura delle organizzazioni coinvolte.

Per gli studi legali, dipartimenti legali aziendali e altri fornitori di servizi legali e società tecnologiche che stanno già iniziando a sperimentare e adottare l’IA, la Thomson-Reuters ha recentemente individuato un processo che si svolgerà in tre ondate sovrapposte.

Nella prima ondata, attualmente in corso, assistiamo a una diffusa adozione e sperimentazione dell’IA nei dipartimenti legali aziendali e negli studi legali di tutte le dimensioni. Nei prossimi 1-3 anni, l’industria legale avrà accesso a strumenti di IA affidabili, consentendo di passare dalla sperimentazione all’implementazione di piani concreti. Inizialmente, l’attenzione sarà rivolta alle funzioni di back-office e al personale di supporto, con gli studi legali che cercheranno di ottimizzare i costi del lavoro. Tuttavia, con l’avanzare delle tecnologia intelligenti, l’attenzione si sposterà presto verso attività più complesse.

Nei prossimi 3-5 anni, emergeranno cambiamenti nel modello di business legale, con l’IA che consentirà di svolgere il lavoro in modo più efficiente e con una maggiore pressione per fornire il lavoro più velocemente. Ciò porterà a un ripensamento dei modelli di fatturazione e a una maggiore attenzione a produrre del valore aggiunto attraverso l’utilizzo delle tecnologie avanzate.

Nei prossimi 5-10 anni, si prevede una maggiore automazione dei servizi legali e, in alcuni casi, una parziale disintermediazione del professionista legale attraverso l’IA. Essa renderà possibile l’automazione della consulenza legale di base. I chatbot basati sull’IA potranno fornire risposte a domande legali comuni, indirizzare i potenziali clienti alle risorse appropriate e persino generare documenti legali semplici. Mentre i chatbot non potranno sostituire la consulenza di un avvocato in carne e ossa, potranno efficacemente gestire molte richieste di routine, consentendo agli avvocati di concentrarsi su questioni più complesse.

L’impatto sarà quindi diverso a seconda delle dimensioni e della natura delle organizzazioni legali. I dipartimenti legali aziendali saranno probabilmente all’avanguardia nell’adozione dell’IA, beneficiando di economie di scala e investimenti tecnologici esterni.

Gli studi legali di tutte le dimensioni dovranno adattarsi per rimanere competitivi, utilizzando la tecnologia per automatizzare i processi, espandere la propria attività e ridurre i costi. L’IA trasformerà anche il modo in cui gli studi legali si promuovono e interagiscono con i clienti. Gli algoritmi possono analizzare enormi quantità di dati per identificare le tendenze del mercato, il sentiment dei clienti e le opportunità di crescita. Possono anche generare contenuti di marketing personalizzati, come post di blog, e-mail e annunci mirati, basati sulle esigenze del pubblico di destinazione dello studio.

Sfruttando la potenza dell’IA, gli studi legali potranno costruire relazioni più forti con i clienti e differenziarsi in un mercato sempre più affollato. Molto presto gli assistenti virtuali potranno occuparsi di compiti amministrativi come la programmazione di appuntamenti, il monitoraggio delle scadenze e la gestione dei documenti, liberando gli avvocati e il loro staff per concentrarsi su attività a più alto valore. Possono anche fornire aggiornamenti in tempo reale sullo stato di un caso e allertare il team legale su eventuali azioni necessarie.

Di certo, l’IA porterà a cambiamenti profondi nel modo in cui le persone lavorano nel settore legale. Gli studi legali, i dipartimenti legali aziendali e altri attori del settore dovrebbero iniziare a pianificare un potenziale futuro influenzato dall’IA, poiché è ragionevole credere che porterà a cambiamenti significativi nel modo in cui i servizi legali vengono erogati e fatturati.

4. Le questioni aperte: etica, responsabilità, regolazione

L’avvento dell’IA nel settore legale implica anche delicate questioni etiche e legislative da affrontare. Come garantire che gli algoritmi di IA non discriminino o incorporino pregiudizi? Come tutelare la riservatezza dei dati dei clienti utilizzati per “addestrare” i sistemi di IA? A chi attribuire la responsabilità per eventuali errori o “malfunzionamenti” degli strumenti di IA? E come regolamentare i servizi legali forniti da soggetti come società IT e startup? Sono solo alcune delle domande aperte, che richiedono un’attenta riflessione da parte del legislatore e delle associazioni forensi nonché dagli studiosi.

Ad alcune di queste domande una risposta è possibile individuarla già nel codice deontologico della professione. Uno dei principi cardine del codice deontologico è il dovere di competenza (art. 14), che impone all’avvocato di possedere le conoscenze tecniche necessarie per svolgere adeguatamente il proprio mandato. Nell’era dell’IA, questo dovere si traduce nella necessità per l’avvocato di comprendere a fondo il funzionamento delle tecnologie utilizzate e i loro limiti, in particolare il rischio di un apprendimento automatico privo di interpretazione critica. L’avvocato deve sempre mantenere il controllo sulle decisioni prese, evitando di delegare completamente all’IA le proprie valutazioni.

Un altro principio fondamentale è il dovere di segretezza e riservatezza (art. 13), che impone all’avvocato di proteggere le informazioni riservate dei propri clienti. Nell’utilizzo di strumenti di IA, è essenziale evitare di inserire dati sensibili nelle query, per scongiurare il rischio di una loro diffusione incontrollata. Sarà necessario rafforzare ulteriormente la tutela dei dati personali, in linea con le indicazioni del Garante della Privacy.

Il dovere di informazione (art. 27) richiede all’avvocato di comunicare al cliente le caratteristiche e l’importanza dell’incarico, nonché le attività da espletare. In un contesto di crescente utilizzo dell’IA, questo dovere si estende all’obbligo di informare il cliente sull’impiego di tali tecnologie, sui loro potenziali benefici ma anche sui rischi connessi a un uso improprio o a un eccessivo affidamento ad esse per consulenze legali.

Altri spunti interessanti è possibile ricavarli dalle regole fornite dalla Commissione Nuove Tecnologie dell’Ordine degli Avvocati Europei (Fédération des Barreaux d’Europe), per un corretto utilizzo dell’IA generativa in ambito legale è necessario: Comprendere l’IA generativa; Riconoscere le limitazioni e il contesto; Rispettare le regole esistenti sull’uso della IA; Integrare la competenza giuridica; Rispettare il segreto professionale; Garantire la protezione dei dati personali e della privacy; Informare il cliente e assumersi la responsabilità.

Queste regole di auto condotta mirano a garantire trasparenza, tutela dei dati, controllo umano e responsabilità nell’uso dell’IA generativa nel settore legale anticipando, di fatto, la più ampia regolamentazione a livello legislativo UE avvenuta con la recente approvazione dell’AI Act, (Artificial Intelligence Act), con cui l’Europa cerca di rispondere alle principali sfide poste dall’intelligenza artificiale.

Per prevenire discriminazioni e pregiudizi, l’AI Act classifica i sistemi IA in base al rischio, vietando quelli a “rischio inaccettabile” come i sistemi di social scoring e l’IA manipolativa. Per i sistemi IA ad alto rischio, i fornitori devono garantire che i dataset di training siano rappresentativi e privi di errori. A tutela della privacy, i fornitori di sistemi ad alto rischio devono attuare una governance dei dati, assicurando che i dataset usati per l’addestramento siano pertinenti e completi.

Riguardo la responsabilità, la maggior parte degli obblighi ricade sui fornitori (sviluppatori) di sistemi IA ad alto rischio, sia che siano basati nell’UE che in paesi terzi. Anche gli utenti che implementano sistemi IA ad alto rischio hanno alcuni obblighi, seppur minori rispetto ai fornitori.

5. Uno sguardo al futuro

L’IA rappresenta sicuramente una sfida per il mondo delle professioni legali e buona parte del successo nella sua implementazione deriverà non solo dalla lungimiranza con cui essa verrà attuata ma dal modo in cui gli Stati riusciranno a regolarne l’utilizzo senza limitarne lo sviluppo.

L’IA offre, di certo, l’opportunità di sfruttare la tecnologia per servire meglio i clienti, di dedicarsi a un lavoro intellettualmente più stimolante, di trovare nuovi modelli organizzativi ed economici per la professione.

Certamente non sarà un percorso semplice: richiederà visione, flessibilità e investimenti. E probabilmente, come in tutte le rivoluzioni, ci saranno vincitori e vinti. Ma una cosa è certa: per gli avvocati e gli studi che sapranno cavalcare il cambiamento, il futuro è ricco di possibilità. Starà, in definitiva, alla ricerca, al dibattito nella categoria e alle scelte dei singoli decidere quale direzione prenderà la professione legale nei prossimi anni.

Dott. Carmelo Cutuli, Presidente Confassociazioni Sud Italia

Riferimenti bibliografici

Thomson Reuters, (August 2023). Future of Professionals Report. How AI is the Catalyst for Transforming Every Aspect of Work.

Wolter Kluwer, (2022). Future Ready Lawyer: Leading Change

Susskind, R. (2019). L’avvocato di domani. Il futuro della professione legale tra rivoluzione tecnologica e intelligenza artificiale. Guerini Next.

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